I nostri "vecchi" - scriveva PIERA ANDREOLI nel 1931 - lo ricordano ancora come uomo alto, scarno, con occhi profondamente infossati, nerissimi; fronte alta, capelli candidi, lunghi e svolazzanti, barba ondulata e copiosa". Per quasi mezzo secolo infatti la figura di Gorini era stata molto popolare e conosciuta nella Lodi del tempo. Paolo Giuseppe Antonio Enrico Gorini nasce a Pavia il 28 gennaio 1813. Lodigiano di adozione fu professore di Matematica e Scienze al Liceo comunale, patriota con simpatie repubblicane ed intellettuale scientifico positivista con venature romantiche. Ricco di vari, vasti e singolari interessi che andavano dalla biologia alla fisiologia, dalla natura dei vulcani alla mine telecomandate. In particolare però lo affascinava il mistero della morte: Gorini non era filosofo ma sperimentatore e si occupò quindi di cadaveri con maniacale costanza, deciso a sottrarli alla corruzione del tempo trasformandoli in pietra o in cenere. Inventò così nuovi sistemi di pietrificazione ed imbalsamazione e costruì i
primi forni crematori dell'Ottocento.
Monumento a Paolo Gorini
Ebbe vita dura, conobbe la miseria e l'inazione, si scontrò con "detrattori e misconoscitori, ma seppe sempre mantenersi onesto, coerente e leale". Ogni tanto si sfogava contro quanti non lo comprendevano, soprattutto contro la "turba dei vaniloquenti". Trovava ingrato il suo lavoro e ammetteva di essersi rassegnato a preferire alla compagnia dei vivi quella dei morti. Tuttavia ancora poco tempo prima di morire, in un ultimo codicillo del suo elaborato testamento, lasciò scritto "Io ho voluto prepararmi una vita che fosse una specie di poesia della vita e ci sono meravigliosamente riuscito!". La consuetudine quotidiana di Paolo col mondo dei morti trasformava agli occhi della gente il professore di scienze in un mago un pò matto, ma buono e simpatico. Quando Gorini morì, il 2 febbraio 1881, la notizia fu appresa senza stupore, con estrema naturalezza: per tutti infatti il grande, strano, simpatico vecchio era entrato, ormai da tempo, in una dimensione fantastica. S'era allontanato da Lodi per sempre in compagnia della su più vera e cara amica. E l'espressione: "Mort Gurini!" resta ancora oggi nel linguaggio lodigiano come risposta ironica a chi dà una notizia già vecchia, come se fosse nuovissima; sinonimo di cosa ovvia, scontata, naturalissima, che tutti sanno. Gorini e la morte andavano e vanno a braccetto, da sempre, innamorati d'amore. A ricordo della variegata e singolare sua opera la città di
Lodi gli ha dedicato una via, una lapide, una scuola ed una statua eretta in
pietra dallo sculture lodigiano Primo Giudici ed inaugurata, dopo lunghe e travagliate
vicende, il 30 aprile dell'anno 1899.
Tratto da: "Statuto e regolamento dell'Associazione di Cremazione "Paolo Gorini".
Con note storiche, statistiche e documenti inediti sulla figura e l'opera di
Paolo Gorini e l'Associazione di Cremazione a cura di Angelo Stroppa.