MUSEO PAOLO GORINI
(Ospedale Vecchio, ASL della Provincia di Lodi)

Informazioni generali
P.zza Ospitale 10 - c/o ASL della Provincia di Lodi
Dott. Carli - Tel: 0371 5874569 - cell. 349 3243921
E-mail: museo.gorini@asl.lodi.it
alberto.carli@unicatt.it


Apertura:
martedì e venerdì Ore 10.00-16.30 esclusivamente previa prenotazione telefonica

Ingresso
accompagnato e gratuito

Cenni storici sui beni conservati

(I preparati di Paolo Gorini, il Chiostro della Farmacia e la Sala Capitolare
affrescata a grottesche da Giulio Ferrari)

Paolo Gorini (Pavia 1813, Lodi 1881) svolse generosa attività di ricerca e divulgazione in campo matematico, geologico e anatomico. In particolare lo scienziato mostrò vivo interesse per la conservazione e il dissolvimento della materia organica in un periodo storico decisivo per le sorti dell'Italia e caratterizzato da un intenso fervore nei confronti dei misteri della vita. Legato in amicizia a Gaetano Pini, ad Agostino Bertani e ai nomi più celebri della vicenda politica e scientifica dell'Italia risorgimentale, Paolo Gorini si rese autore nel 1872 della pietrificazione del grande cospiratore Giuseppe Mazzini e due anni più tardi dello scrittore protoscapigliato Giuseppe Rovani. In questo senso, lo studioso si lega fortemente alle tensioni creative che mossero buona parte della letteratura italiana coeva. La figura e l'opera di Paolo Gorini sembrano infatti intrecciarsi alle prose e ai versi di certa Scapigliatura che, tra lezioni di anatomia e suggestioni baudelairiane, andava sviluppandosi a Milano. In questa prospettiva, dunque, bisogna guardare a Gorini come ad uno studioso inserito nel clima culturale ottocentesco che non poteva mancare di colpire la fantasia di una letteratura espressa tanto dalla narrativa quanto da una rinnovata e capillare divulgazione scientifica. Il Museo ospita oggi quello che resta dell'estesissima collezione anatomica che Gorini seppe approntare nell'arco della sua vita. I preparati qui esposti non solo testimoniano un atteggiamento scientifico oggi inusuale, ma pure rivelano l'alacre attività di uno scienziato che non si può dimenticare. Lodigiano di adozione, Paolo Gorini finì per legarsi visceralmente alla città che poco dopo la scomparsa dello studioso innalzò in suo onore il monumento che ancora oggi si trova davanti all'Ospedale Vecchio e che ancora dona a chi lo osserva lo sguardo severo e ironico insieme dello sperimentatore. L'esposizione dei preparati anatomici di Paolo Gorini trova oggi teatro nell'elegante cornice di un piccolo chiostro quattro- centesco dalla storia travagliata. Il chiostro è ancora oggi considerato uno dei beni artistici nazionali e del Lodigiano in particolare. Esso è per eccellenza il luogo della memoria storica della città. Infatti, "vi erano raccolte, fino ai primi dell'Ottocento, lapidi e iscrizioni antiche". Solo nell'Ottocento si sottopose la struttura a restauro: venne deciso di ricostruire il nuovo loggiato con archi a tutto sesto che sostituirono quelli ribassati e preesistenti. Il porticato terreno è formato oggi da sedici archi ai quali fanno da contrappunto i quaranta archi minori del superiore loggiato. Tale particolarità della loggia che raddoppia o semplicemente accresce tali archi è di matrice squisitamente lombarda. Tra le due imposte degli archi appoggiantisi sull'abaco della colonna emerge un piatto tondo in terracotta con la colomba recante in becco un ramoscello d'ulivo, simbolo del Santo Spirito. Il pozzo, ancora presente al centro del piccolo Chiostro della Farmacia, ricalca lo stile che lo circonda: ha un basamento marmoreo e quattro colonne che sorreggono un tetto in terracotta. Sul vertice degli spioventi un'asta ferrea ornata dalla colomba laudense ripete il motivo delle formelle. La collezione di Paolo Gorini raccoglie oggi una minima parte del numero reale di preparati che vennero curati dallo scienziato. Certo non si vuole "esibire una raccolta di macabri reperti", ma soprattutto, si desidera portare a conoscenza del pubblico i preparati goriniani "come strumento di divulgazione di un messaggio scientifico e le due salme mummificate quali espressioni dell'esigenza spirituale del Gorini di salvaguardare il corpo umano dal disfacimento e dalla corruzione della morte". A tale scopo contribuiscono anche le immagini affrescate che ornano il soffitto del museo. La stessa sala in cui sono attualmente
conservati i reperti ha una storia antica: se in principio fu Sala Capitolare della Corporazione del Santo Spirito di Carità che gestiva l'antico nosocomio, in seguito essa venne usata come sala operatoria, come reparto ortopedico e, solo in seguito, come aula magna per conferenze e riunioni scientifiche. Lo splendido soffitto affrescato a grottesche venne eseguito da Giulio Cesare Ferrari nel 1593. L'autore di tale opera d'arte non ha lasciato di sé altre testimonianze, alla luce delle ricerche svolte. Tuttavia si ritiene che egli fosse allievo dell'emiliano Baglioni e il Timolati ebbe a sostenere che l'affresco, di vaste dimensioni, non potesse essere opera di una sola mano. Nacque così l'ipotesi che l'autore, Giulio Ferrari, fosse stato aiutato nel completamento dell'opera dal fratello Cesare, anch'egli artista. Le scene di caccia, i ludi e le immagini ancora ricche di favolistiche atmosfere e di sentori mitologici vennero restaurate nel 1981 dall' architetto Renato Girardi di Monza e conservano ancora lo splendore originario.